I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Giornali della Resistenza
Idee forza in una grande guerra di popolo
Il problema del potere
La politica e i partiti
La corruzione e il Risorgimento morale
Le donne: si apre un'epoca nuova
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Indice alfabetico dei periodici clandestini della Resistenza Italiana
Indice cronologico dei periodici clandestini
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dall'8 settembre '43 al 25 aprile '45

Copertina della pubblicazione "I giornali della Resistenza" Copertina da un bozzetto di Albe Steiner del 1972

Testi tratti dalla pubblicazione "25 aprile 1995 - Giornali della Resistenza dall'8 settembre '43 al 25 aprile '45" in occasione del cinquantesimo anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Edito dalla F.I.A.P - Federazione Italiana Associazioni Partigiane

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Presentazione di Aldo Aniasi "Iso"

Parlare di Resistenza attraverso i giornali clandestini pubblicati nel nostro paese, a cinquant'anni dalla Liberazione, non è reducismo, nè significa compiacersi delle esperienze personali di chi quella lotta l'ha vissuta con le armi in pugno per restituire la libertà all'Italia.
Il martirio di Matteotti e don Minzoni, di Gramsci e Gobetti, di Amendola e Buozzi, il sacrificio delle migliaia di italiani morti nelle camere a gas, nei campi di concentramento, nelle carceri, dei fucilati o impiccati, il ricordo delle migliaia di uomini e donne che presero le armi contro il fascismo e il nazismo, le sofferenze di tutto un popolo sotto la dittatura fascista devono servire per capire meglio l'Italia di oggi, il cammino che abbiamo percorso e su cui vogliamo procedere nel rafforzamento della democrazia e della libertà mentre si parla, e qualche volta si straparla, di passaggio dalla prima alla seconda Repubblica.
I nostri sogni, le speranze della "nuova Italia" di allora si confrontano con la realtà di oggi, con il giusto desiderio di questi anni di voler far fare un ulteriore passo in avanti alla nostra democrazia. Ma non bisogna confondere la fisiologia di un processo democratico con la deformazione di valori ed ideali che devono continuare a restare presenti nel nostro agire quotidiano. Chi ha vivo il ricordo di tanti compagni caduti, il sacrificio personale, l'impegno quotidiano per conquistare una condizione di libertà e di agibilità democratica non può non essere preoccupato per l'offuscarsi talvolta di valori fondamentali che oggi hanno da essere necessariamente coniugati a condizioni politiche, civili e sociali sostanzialmente diversi rispetto a quelli del 25 aprile del 1945. Oggi come allora il valore dell'uomo, il rispetto delle regole, la giustizia sociale, la difesa strenua delle differenze, il culto della libertà di tutti e dell'individuo, lo spirito di tolleranza devono stare alla base di qualsiasi progetto politico che non voglia tradire il passato. Non si tratta di ripetere formule che valevano allora, quando il primo imperativa era di combattere unnemico visibile e bene identificabile. La realtà italiana di oggi non è paragonabile alla situazione di macerie morali, sociali, civili e culturali di ieri, e oggi più di ieri può essere difficile individuare i motivi della lotta. Non abbiamo davanti il nemico fascista e nazista che uccideva, immiseriva, colpiva quanti non la pensavano come il potere dominante, non si prostravano, non si acquietavano nell'accettazione di una violenza quotidiana, morale e fisica. I tempi odierni sono tali che non consentono la speranza millenaristica che pervadeva ciascuno di noi, giovani di allora, che pensavamo che con la caduta del fascismo si sarebbe instaurata subito una sorta di età dell'oro della democrazia e del progresso, della civiltà e della libertà, del benessere individuale e collettivo. Siamo passati attraverso cinquant'anni di lotte dure e aspre, attraverso di esse la nostra Italia ha fatto grandi passi in avanti in molti campi. I meriti di quanto abbiamo conquistato sono di un popolo straordinario che ha saputo alzare la testa, dopo il fascismo, mettersi al lavoro, conseguire importanti risultati economici e sociali, riconquistare una dignità perduta nel contesto della comunità internazionale. Ma, nonostante questo, ancora oggi i temi su cui misurarsi sono quelli immutabili della democrazia e della libertà, della difesa dei diritti individuali e di uno Stato sociale che periodicamente conosce difficoltà a tutti presenti anche in questi ultimi tempi. Periodicamente questo nostro paese è stato percorso da fremiti di violenza e di intolleranza, e ogni volta il popolo, le istituzioni repubblicane, i partiti politici, le Retro pubblicazione Giornali della Resistenzaorganizzazioni democratiche che avevano conservato la memoria storica della Resistenza, sono state capaci di far saltare avventure ed avventurieri, di sgominare progetti autoritari di corpi separati dello Stato e di settori eversivi presenti nella nostra società. Le tossine antidemocratiche sono state debellate ogni volta che si sono fatte vive, anche se il corpo complessivo dello Stato non ha conosciuto quel cambiamento e quel rinnovamento radicali che avremmo voluto. La continuità dello Stato prefascista, fascista e repubblicano non ha giocato a favore della trasparenza delle scelte e dei comportamenti e di questo ancora oggi paghiamo le conseguenze. La rivoluzione popolare autentica e vigorosa compiuta dai combattenti della guerra di Liberazione è riuscita a cambiare le forme del potere e delle istituzioni, non sempre la sua sostanza, quel multiforme apparato burocratico che, comunque si travestisse, sempre è srato contrario alla democrazia: proprio in questo risiede uno dei maggiri crucci di chi quella "rivoluzione" ha vissuto. E oggi ci troviamo a misurarci proprio con gli obiettivi incompiuti di quella "rivoluzione" che trova la sua linfa solo nel popolo. Le stesse degenerazioni della politica, ovunque e in qualsiasi momento si sono manifestate, hanno sempre trovato una risposta puntuale solo nel popolo, nella dialettica democratica, nella capacità dei cittadini di essere protagonisti della loro vita e del loro futuro. Oggi non si tratta di imbracciare le anni, ne di distruggere quanto faticosamente siamo riusciti a costruire: si tratta di rinnovare un impegno vigoroso che deve pervadere in particolare le generazioni più giovani. A queste spetta un compito magistrale, quello di portare a compimento una rivoluzione "politica". Il fronte avanzato della lotta oggi deve essere fatto di azioni concrete, di scelte lungimiranti che nei piccoli comuni come al centro dello Stato abbiano presente la necessità di rendere ancora più democratiche le nostre istituzioni. La storia di questi decenni ci consegna una indicazione precisa: nessun uomo deUa provvidenza, nessuna prevalenza di una istituzione sull'altra possono pensare di risolvere i problemi di questo paese. Solo la perseverante vigilanza dei cittadini attraverso le proprie scelte democratiche può' introdurre i cambiamenti e le correzioni necessarie a far funzionare meglio istituzioni che liberamente ci siamo dati, a far crescere la vocazione all'autogoverno e la compiuta coscienza civile e democratica. Come ricordava uno dei padri della patria, Piero Calamandrei, nell'equilibrio delle istituzioni, in una valida presenza di pesi e contrappesi, nella laicità dello Stato e dei rapporti civili e sociali sta la forza di un paese, si riconosce la vitalità di una democrazia. Di questo l'Italia oggi ha bisogno. Di equilibrio e di verità noi italiani dobbiamo continuare a sentire orgogliosamente e gelosamente l'esigenza, con la stessa passione, con la stessa ingenuità, con lo stesso spirito di sacrificio che animava gli estensori anonimi di questi giornali della Resistenza che sono sotto i vostri occhi e che rappresentano uno dei migliori inni alla libertà che il nostro popolo è riuscito a darsi. Da queste pagine intrise di idealità e sacrifici possiamo trarre tutti, ma in particolare le giovani generazioni, ispirazione per i nostri comportamenti quotidiani, per le battaglie da portare avanti. Molti di coloro che hanno compilato, stampato e diffuso questi giornali sono morti in combattimento, sono finiti nei campi di concentramento, nelle camere a gas, neHe carceri, sono stati torturati ed uccisi. Questa pubblicazione vuole essere anche un omaggio commosso e sempre attuale a coloro che nel clima cruento di una guerra spietata seppero tenere alto l'impegno civile della elaborazione e della discussione delle idee. In tempi feroci e totalitati questi piccoli fogli hanno rappresentato le promettenti fiammete destinate a fondersi nel sempre esaltante fuoco della libertà e della vittoria dell'intelligenza, della civiltà, della cultura sulla ferocia e la brutalità. Ancora oggi rappresentano una speranza di vita e di libertà. Chi ha vissuto quel periodo non si meraviglia che nel pieno della dura battaglia contro un nemico feroce e agguerrito il dibattito sia stato così ampio ed il confronto così serrato. Chi legge quei giornali si rende conto di quanto sia attuale la tematica in essi affrontata di quanto i problemi, le idee, le tesi esposte corrispondano al dibattito di quei giorni, sintesi di quanto quindi a 50 anni di distanza sia attuale la Resistenza, con una sola differenza: maggiore chiarezza di idee, maggiore approfondimento nel dibattito, minore strumentalizzazione e camuffamenti.

Aldo Aniasi
25 aprile 1995