I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina

Antonio AmbroselliI veri eroi sono quelli che non amano raccontare le proprie gesta, sono quelli che non s’aspettano dagli altri la riconoscenza che, invece, meriterebbero fino in fondo; sono quelli, infine, che rifarebbero ciò che hanno fatto per il solo bene dell’umanità, per la sola ed inafferrabile speranza di un futuro migliore e, soprattutto, lo rifarebbero in nome di quel Dio di tutti che da lassù guarda e benedice i “Giusti”.
E’ questa , in estrema sintesi, la vita di Antonio Ambroselli, un uomo come tanti, che come tanti fece del bene al prossimo in uno dei periodi più foschi della recente storia del nostro Paese. Lo fece mentre indossava la gloriosa uniforme delle Fiamme Gialle e per la quale visse sino al raggiungimento di quel grado apicale, Maresciallo Aiutante. Antonio Ambroselli si arruolò nella Guardia di Finanza nel settembre 1935, alla vigilia della guerra Italo-Etiopica, alla quale sperava tanto di prendere parte.
Tra le sue amate Fiamme Gialle vi percorse varie ed importantissime tappe, e lo fece per ben quarant’anni e sino al suo ultimo respiro. Nel 1940, come molti dei suoi commilitoni , il giovane Antonio fu “chiamato alle armi” per essere inviato sul fronte greco albanese, nei ranghi del glorioso 1° Battaglione Mobilitato della Regia Guardia di Finanza. Raggiunse il teatro delle operazioni solo nel gennaio 1941, prendendo così parte a quella durissima campagna. Rientrato in Patria l’8 dicembre 1942, dopo aver prestato servizio, per alcuni mesi, anche presso il Comando Superiore Regia Guardia di Finanza dell’Albania, l’Ambroselli fu assegnato all’Accademia e Scuola d’Applicazione di Roma, l’Istituto per la formazione dei futuri ufficiali del Corpo.
Dieci giorni dopo il fatidico 8 settembre 1943, si sposò con la signorina Mafalda, con la quale, di lì a poco, si renderà protagonista di numerose “missioni di salvataggio” in favore di molti compaesani – e non – detenuti in un improvvisato Campo di concentramento romano. Antonio Ambroselli si votò, quindi alla causa umanitaria, adoperandosi, con tutte le sue forze, sia per salvare i tanti internati nel campo allestito presso la fabbrica BREDA, sia per far fuggire i deportati dalla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina. Rischiò più volte la fucilazione o comunque la deportazione, essendo entrato anche a far parte di una organizzazione partigiana, interamente composta da Finanzieri, che si era formata sin dall’ottobre 1943. I suoi rischiosissimi salvataggi, ma anche le mete che riuscirà a raggiungere durante la sua lunga carriera ci dimostrano che la frase che egli amava spesso citare nella maturità: “Tutte le cose impossibili, diventano possibili”, avesse un significato ben definito ed un valore molto più alto di quanto si potesse allora immaginare.
Le ardimentose fughe di prigionieri, sia dalla Stazione Tiburtina che dal Campo Breda di Torre Gaia, ci confermano che per un Eroe come lui tutto era veramente possibile: anche a costo di mettere a rischio l’incolumità della giovane moglie Mafalda, anche se era stata coinvolta volontariamente nella nobilissima causa. Antonio Ambroselli non và ricordato solo come membro della Resistenza romana e come militare della Guardia di Finanza, ma soprattutto come nobile esempio di amor Patrio e di fede nei valori cristiani dei quali si rese profondamente protagonista, guidato com’era dalla Volontà Celeste e dalla salda compostezza morale che aveva ereditato dalla sua patriarcale famiglia.

(Fonte: Associazione Antonio Ambroselli)

Associazione Antonio Ambroselli

Antonio Ambroselli e la moglie Mafalda CangelmiFondata da Sandro Ambroselli, l’ Associazione è indipendente, apolitica e senza fini di lucro. Nasce per non dimenticare gli eroi di guerra : Antonio AMBROSELLI (Santi Cosma e Damiano, Latina 12/03/1915- Roma 1/04/1975) , valoroso sottufficiale della Guardia di Finanza e la sua giovane sposina Mafalda CANGELMI, “la Monarchica Partigiana” (Roma 11/05/1923 – Piedimonte Matese, Caserta 2/02/2002), che con spregio del pericolo, sfidando la ferocia delle truppe tedesche, nei tragici mesi tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1944, salvarono la vita a decine e decine di persone, facendoli evadere dal Campo di Concentramento Smistamento Breda di Roma. Antonio Ambroselli, poi, faceva parte di un gruppo partigiano composto prevalentemente da militari della Regia Guardia di Finanza - la “Polizia Città Aperta di Roma”, per salvare altre persone allo Scalo Ferroviario S. Lorenzo (Roma Tiburtina), liberandole e facendole fuggire dai carri bestiame, dove erano ammassati , destinati verso il nord italia ed i campi di concentramento tedeschi. L’Associazione organizza cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare con gli studenti di ogni ordine e grado in modo da conservare nel futuro dell’ Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro Paese e in Europa e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

 

Racconta Sandro, figlio di Antonio Ambroselli:

Rapporto informativo Guardia di Finanza Roma"Mio padre Antonio faceva parte della Banda Partigiana Fiamme Gialle, comandata dal Tenente della Guardia di Finanza Alayddin Korca, di origine albanese.
La Banda Partigiana dipendeva dal Gen. Crimi e faceva parte del Fronte Militare Clandestino di Roma diretto dal Col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Con loro un guardiasala delle ferrovie, Michele Bolgia. Come ben sai Montezemolo e Bolgia furono trucidati alle Fosse Ardeatine.
Mio padre si salvò miracolosamente: quando le SS andarono a casa, mio padre si era allontanato in quanto aveva saputo che il suo grande amico e compagno partigiano Michele era stato prelevato alla Stazione Termini e rinchiuso a Regina Coeli.
Dopo circa 70 anni ho avuto la gioia di abbracciare Giuseppe, figlio dell'Eroe Michele: è stato un momento bellissimo e conservo gelosamente la foto sulla mia scrivania. Credo che Bolgia e mio padre hanno salvato la vita a migliaia di deportati italiani ed ebrei.
Mio padre poi si recava anche al Campo d'Internamento Breda (ex Officine Ernesto Breda Sezione VII Armi) e con mia madre giovane sposina di soli 21 anni, cercava di salvare più persone possibili, facendoli anche arruolare nella Croce Rossa Italiana.
Io e Giuseppe questa storia la conoscevamo benissimo, ma come Perlasca, ci prendevano quasi per pazzi. Molte di queste storie sono rimaste per decenni sconosciute e nascoste in polverosi fascicoli.
Dobbiamo ringraziare il lavoro del "Nucleo di Ricerca", istituito nel 2005 presso il Comando Generale della Guardia di Finanza e attualmente diretto dal Capitano Gerardo SEVERINO, Direttore del Museo Storico, se si è riusciti faticosamente a ricostruire le vicende di alcuni di essi, rivelatisi dei veri e propri eroi."

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Aprile 2012 13:38)