I Fumetti della Resistenza

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16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

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Bella ciao
Testo della canzone
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Bella ciao è un canto popolare italiano ottocentesco, d'origine emiliano-romagnola, diventato celeberrimo durante la Resistenza perché fu idealmente associato al Movimento partigiano italiano.

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Origine

Bella ciao è una canzone popolare cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano (Resistenza) durante la Seconda Guerra Mondiale, che combattevano contro le truppe fasciste e naziste. La circolazione di Bella ciao, durante la Resistenza è documentata e sembra circoscritta soprattutto in Emilia, fra l'appennino bolognese e le zone della Repubblica partigiana di Montefiorino (sull'appennino modenese, dove si dice che fu composta da un anonimo medico partigiano). Tuttavia, secondo gli storici della canzone italiana A. Virgilio Savona e Michele L. Straniero "Bella ciao non fu mai cantata durante la guerra partigiana ma nacque nell'immediato dopoguerra: la sua popolarità ebbe inizio nel 1948, al Festival della gioventù di Berlino dove fu cantata, con enorme successo, da un gruppo di studenti italiani"[1].
La musica, di un autore sconosciuto, viene fatta risalire alla melodia di un canto ottocentesco delle mondine padane[2], con influenze di altri canti come Fior di tomba e Picchia picchia la porticella. Una seconda derivazione fa retrodatare le radici della canzone a una ballata francese del Cinquecento, che seppur mutata leggermente ad ogni passaggio geografico, sarebbe stata assorbita dapprima nella tradizione piemontese con il titolo di La daré d'côla môntagna, poi in quella trentina con il titolo di Il fiore di Teresina, poi in quella veneta con il titolo Stamattina mi sono alzata, successivamente nei canti delle mondariso e infine in quelli dei partigiani.[3]
Una diversa derivazione è stata proposta da Fausto Giovannardi a seguito del ritrovamento di una melodia yiddish (canzone "Koilen") registrata da un fisarmonicista Kletzmer di origini ucraine, Mishka Tziganoff nel 1919 a New York[4][5], interpretazione che tuttavia, secondo alcuni osservatori, sembra non godere di solidi fondamenti[6].