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Finanzieri e politici alla Messa per il 20.mo anniversario della morte dell'economista. Milano ricorda Adolfo Tino
Omaggio a uno dei fondatori di Mediobanca con Cuccia e Cossiga.

 

Il "gotha" della finanza e dell'economia italiane si e' riunito ieri mattina in Santa Maria delle Grazie per ricordare a vent'anni dalla morte Adolfo Tino, uno dei fondatori e presidenti di Mediobanca: l'uomo che Giovanni Spadolini defini' "democratico, di origine e cultura liberale". Nella prestigiosa sacrestia del Bramante, c'erano l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, il vertice di Mediobanca con Francesco Cingano, Vincenzo Maranghi e Gerardo Braggiotti, il presidente della Fiat, Cesare Romiti, della Pirelli, Marco Tronchetti Provera, con Leopoldo Pirelli, gli imprenditori Giampiero Pesenti, Luigi Lucchini e Salvatore Ligresti, i banchieri Cesare Geronzi (Banca di Roma) e Luigi Fausti (Comit). E, tra tanti altri, il leader del partito repubblicano, Giorgio La Malfa, arrivato a Santa Maria delle Grazie in auto con Enrico Cuccia, che il 24 novembre ha compiuto 90 anni e di Mediobanca e' il presidente onorario. Presente anche il ministro Antonio Maccanico, nipote di Adolfo Tino ed ex presidente di Mediobanca, in ritardo a Milano per colpa dell'aereo. I professori Giuseppe Galasso, Pietro Trimarchi e Gianni Francioni hanno ricordato la statura morale e intellettuale di Adolfo Tino. Trimarchi ha sottolineato "le profonde affinita' con Enrico Cuccia", ricordando alcuni episodi personali. "Gli avevo mandato uno scritto per un parere - cosi' Pietro Trimarchi ricorda Tino -. Immaginavo fosse rapido e sintetico, quasi distratto. Invece me l'ha restituito dopo un po' di tempo con importanti riflessioni sui valori della convivenza sociale, oggi attualissime". "Adolfo Tino e' stato un uomo eccezionale che ha fatto del bene al Paese", ha detto il presidente della Fiat, Cesare Romiti. Tino fu con Ugo La Malfa, padre di Giorgio, uno dei fondatori del Partito d'Azione.
(Pagina 49 (4 dicembre 1997) - Corriere della Sera)

 

Biografia

Adolfo TinoNacque ad Avellino nel 1900. Giornalista, scrisse prima sul Giornale d'Italia. Allontanato, per divergenze con il regime, fonda Rinascita liberale, giudicata da Renzo De Felice "l'unica voce originale e veramente proiettata verso il futuro che ebbe l'antifascismo nell'ultimo squarcio di vita semilegale". A seguito della chiusura di Rinascita liberale interrompe l’attività pubblicistica per dedicarsi all'avvocatura.
Nel periodo fascista il suo studio d'avvocato, a Milano, fu il punto d'incontro dell'antifascismo laico ed azionista. Fu il luogo di ritrovo per Ferruccio Parri, per Raffaele Mattioli, per Riccardo Bauer, per Umberto Zanotti Bianco, per Bruno Visentini e per altri azionisti del capoluogo lombardo.
Agli inizi del 1942 fu insieme a Ugo La Malfa uno degli artefici della nascita del Partito d'Azione. Ugo La Malfa e Tino, infatti, sono gli autori dell'articolo di fondo di presentazione del nuovo partito ("Chi siamo"), nel primo numero dell'Italia libera, uscito clandestinamente tra la fine del 1942 ed il gennaio del 1943. Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio dell'8 settembre '43, Tino riparò in Svizzera, a Lugano, per sfuggire all'arresto, da dove continuò la sua attività per il Partito d'Azione e la Resistenza. Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione nel 1947, Tino confluì con l'amico La Malfa nel partito repubblicano e poi si ritirò gradualmente a vita privata, interessandosi quasi esclusivamente di finanza e diventando presidente di Mediobanca e mentore di Enrico Cuccia. Morì a Milano nel 1978.