I Fumetti della Resistenza

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16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: Le Brigate Fiamme Verdi

stendardo Fiamme VerdiLe Brigate Fiamme Verdi erano delle formazioni partigiane a prevalente orientamento cattolico; in Lombardia, nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni prevalentemente militari, in Emilia furono direttamente guidate dalla Democrazia Cristiana. Il loro nome derivava dal III Reparto d'Assalto "Fiamme Verdi", parte del 3º Corpo d'Armata Italiano durante la Prima guerra mondiale, operante sul fronte dell'Adamello. Le formazioni di orientamento cattolico si trovarono spesso in contrasto con altre formazioni di diverso orientamento politico. Durante la guerra di Liberazione, la necessità di combattere un nemico comune attenuò i contrasti. Si calcola che i cattolici che parteciparono attivamente alla Resistenza furono tra i 65.000 e gli 80.000, su un totale di circa 200.000 partigiani.

Nella Resistenza, le Fiamme Verdi erano come gli Alpini, dai quali avevano mutuato le mostrine: operavano prevalentemente in montagna a livello locale, con radici popolari, con nessuna ideologia: «Il volontario, di qualunque fede politica esso sia, rinuncerà ad ogni propaganda che non sia contro tedeschi e fascisti ... » (Regolamento della Brigate Fiamme Verdi)

Iniziarono ad operare nelle valli bresciane, nel novembre 1943, raggiungendo circa le 2.800 unità suddivise in tre battaglioni; fondatore fu il trentino Gastone Franchetti, nome di battaglia "Fieramosca", tenente degli Alpini partito da Riva del Garda con una piccola brigata di giovani. Già il 19 novembre per la città di Brescia veniva distribuito il giornale "Brescia Libera", che diventerà nel marzo successivo Il Ribelle. Il comando generale delle brigate venne assegnato al generale degli Alpini Luigi Masini. Il 28 giugno 1944 "Fieramosca" venne catturato per l'ennesima volta per una delazione da parte dell'amico Fiore Lutterotti, e fucilato. Era prigioniero nel carcere di massima sicurezza di Bolzano assieme a Gino Lubich, fratello di Chiara Lubich, che era stato condannato a sei anni di carcere, torturato più volte e più volte minacciato di essere fucilato perché parlasse. Ma Gino Lubich non si piegò mai; fu deportato in un campo di concentramento dove riuscì a sopravvivere. Furono spesso tacciati come "clericali", perché dimostrarono che si poteva imbracciare le armi pur non essendo comunisti[2]; Giorgio Bocca, nella sua "Storia dell'Italia", non mancherà di riconoscere che « ... senza l'aiuto del clero tre quarti della pianura padana - Piemonte, Lombardia, Veneto - sarebbe rimasti chiusi e difficilmente accessibili alla ribellione... » (Giorgio Bocca - Storia d'Italia)il ribelle giornale clandestino delle Brigate Fiamme Verdi

Brigata Fiamme Verdi (RE)

La Brigata Fiamme Verdi (RE) fu una formazione partigiana di ispirazione cattolica, attiva nelle province di Reggio Emilia e Modena. Venne fondata da Don Domenico Orlandini, noto con il nome di battaglia "Carlo", a causa dei dissidi con la componente comunista della Resistenza in quelle aree. Nelle parole del fondatore, la formazione era nata per queste ragioni: « “… Dal marasma che aveva preceduto il rastrellamento e dalla assoluta inettitudine al comando dimostrata da molti comandanti... avevo tratto le mie conclusioni pienamente condivise dai partigiani della mia zona e da tutti coloro che mi erano rimasti al fianco: o si riorganizzava il movimento su basi di disciplina, si vietavano i saccheggi e i prelevamenti indiscriminati, si bandiva la politica di parte in seno alle formazioni e si creava un comando con persone dotate di coraggio e di capacità, oppure avrei dato vita ad una brigata indipendente, sotto il mio diretto comando … »
( (1); pag……)

La brigata operò in accordo con il CLN provinciale. Fra i maggiori esponenti sono da annoverare Giuseppe Dossetti, in seguito esponente di spicco della Democrazia Cristiana e poi divenuto sacerdote; il comandante Azor, (Mario Simonazzi), popolare partigiano ucciso nel 1945 da altri partigiani di orientamento comunista, e Giorgio Morelli, partigiano e giornalista anch'egli ucciso per le sue denunce degli omicidi politici nel clima violento e omertoso del dopoguerra in Emilia.

Divisione Fiamme Verdi Tito Speri

La Divisione Fiamme Verdi Tito Speri operò nella zona di Brescia.
Ebbe nel suo organico molti ufficiali ex-militari, tra i suoi comandanti è annoverato anche Luigi Ercoli[4] Fu comandata dal capitano degli alpini Romolo Ragnoli. Ebbe inoltre tra i suoi ufficiali il generale degli alpini Luigi Masini, Giulio Mazzon anche lui alpino[5] e Lionello Levi Sandri.
Essa si scontrò con la Legione Tagliamento della Repubblica Sociale Italiana.

Divisione Fiamme Verdi Lunardi

La Divisione Fiamme Verdi (BG) operò nella zone di Bergamo, in Val Brembana.
Tra queste Brigate Fiamme Verdi si può annoverare la Divisione Valtoce[7], fondata da Alfredo Di Dio, nella quale troviamo anche Elsa Oliva[8], Aristide Marchetti.

Brigata “Ferruccio Lorenzini” della Divisione Fiamme Verdi

Operante in Valle Camonica.[9]
Il tenente colonnello Ferruccio Lorenzini, dopo l'8 settembre 1943 si stabilì nei pressi di Polaveno e iniziò l'attività resistenziale. L'8 dicembre 1943 il suo gruppo di 25 uomini si trovò in bassa Val di Scalve nella zona di Terzano, vicino alle cascine di Pratolungo, dove venne accerchiato da 150 militi delle Brigate Nere guidati da alcune spie locali; dopo due ore di combattimento si contarono tra i partigiani 5 morti e quattordici catturati, ed altri 5 partigiani vennero catturati nei giorni successivi a Darfo. Lorenzini a Darfo venne picchiato e trascinato nudo dietro una camionetta in pubblico, e quindi trasferito assieme agli altri prigionieri nel carcere di Brescia, dove a seguito del processo venne fucilato il 31 dicembre 1943, assieme a Giuseppe Marino Bonassoli, Renè Renault, Costantinos Jourgiu. Ferruccio Lorenzini è stato insignito della medaglia d'argento al valor militare.[10]

Divisione Alpina Monte Ortigara

In Veneto, nel vicentino, era attiva la Divisione Alpina Monte Ortigara, comandata da Giacomo Chilesotti, medaglia d'oro al valor militare assieme a Luigi Cappello, Giovanni Carli e altri.

Archivio Storico

L'Archivio delle Divisioni Fiamme Verdi fu costituito a partire dall'estate del 1945 a Cividate Camuno, da don Carlo Comensoli. Da esso nacque, nel 1967, l'"Istituto storico della Resistenza bresciana". Esso fu arricchito dalle ricerche del prof. Dario Morelli, noto nella resistenza col nome di "Daniele". Il fondo si è progressivamente arricchito di documentazioni offerte da privati. Attualmente vi sono catalogati 13.711 documenti, oltre 4.000 riguardanti la RSI.
L'Istituto è stato acquisito nel 2002 dall'Università Cattolica, allo scopo di garantirne la catalogazione e la conservazione. È in corso la digitalizzazione e la informatizzazione completa.
Vi è inoltre un Archivio storico delle Brigate Fiamme Verdi in completamento dell'ISTREVI di Vicenza.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militareMedaglia d'oro al valor militare:

 

  • Antonio Schivardi
  • Giacomo Cappellini
  • Giovanni Carli
  • Giovanni Venturini
  • Teresio Olivelli
  • Angelo Gotti[11]
  • Filippo Beltrami
  • Antonio Di Dio
  • Alfredo Di Dio
  • Gianni Citterio
  • Luigi Cappello
  • Giacomo Chilesotti

Medaglia d'argento al valor militareMedaglia d'argento al valor militare:

 

  • Ferruccio Lorenzini
  • Giovanni Barbareschi
  • Aldo Dall'Aglio[12]
  • Luigi Masini

Personalità legate alle brigate

  • Zefferino Ballardini[13]
  • Giovanni Barbareschi
  • Laura Bianchini
  • Alessandra Codazzi
  • Ermanno Dossetti
  • Giuseppe Dossetti
  • Gastone Franchetti
  • Ermes Gatti
  • Lionello Levi Sandri
  • Giovanni Marcora
  • Aristide Marchetti
  • Enrico Mattei
  • Giacomo Perlasca
  • Emiliano Rinaldini[14]
  • Giacomo Vender

Note

  1. Avvenire, 25 aprile 2010.
  2. Il mascellaro - scheda
  3. Fiamme Verdi Valcamonica
  4. ANPI - Luigi Ercoli
  5. ANPI Scheda Mazzon
  6. INSMLI - Astolfo Lunardi
  7. Itinerari senza frontiere
  8. ANPI - Elsa Oliva
  9. Giacomo Cappellini
  10. ANPI
  11. ANPI - Scheda Angelo Gotti
  12. ANPI
  13. ANPI - Zefferino Ballardini
  14. ANPI - Emiliano Rinaldini

Bibliografia

  • (1) "Memoriale di Carlo" edito a cura dell'Associazione Liberi Partigiani d'Italia, febbraio 1983 Ermes Gatti, "Difendo le Fiamme Verdi", 2002