I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Storia :: Storia nazionale :: Internati militari italiani (IMI)
Indice
Internati militari italiani (IMI)
I lager
Gli IMI deceduti
Il ritorno
La memoria oggi
Le testimonianze in un film
Internati Militari Milanesi
Tutte le pagine

IMI (Italienische Militär-Internierte – Internati militari Italiani)

Corriere della Sera: armistizioLa data dell'8 settembre 1943 segna il tragico destino di centinaia di migliaia di soldati italiani.
Furono, infatti, circa ottocentomila (le cifre oscillano dai 725.000 risultanti allo Stato Maggiore tedesco, agli 810.000 proposti dallo storico tedesco Gerhard Schreiber) i Militari italiani deportati nei Lager che furono sottoposti ad ogni tipo di vessazione perchè considerati traditori.
Con la denominazione I.M.I. (Internati Militari Italiani) i Militari italiani furono privati dello status di prigionieri di guerra, condizione che, invece, era tutelata dalla Convenzione di Ginevra del 1929.
In tal modo i Tedeschi si ritennero liberi di 'usare' i Militari Italiani a loro piacimento avviandoli al lavoro coatto nelle industrie, soprattutto in quelle di produzione bellica dove avevano grandi esigenze di manodopera.
La maggioranza degli internati era adibita ai lavori forzati, con orari massacranti (10-14 ore giornaliere), soprattutto in centri industriali che, peraltro, erano i principali obiettivi dei bombardamenti aerei alleati, in condizioni di alimentazione e igienico sanitarie di pura sopravvivenza. 

I reticolati, le baracche di legno, le angherie, il freddo, i pidocchi, la fame, la fatica, le punizioni, le fucilazioni, le impiccagioni accompagnarono i prigionieri durante il periodo di permanenza nei Lager. 
A tutti gli Internati fu proposto il ritorno in Patria a condizione di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare la guerra a fianco dei Tedeschi.
Ai Militari italiani di ogni ordine e grado fu concessa una libera scelta: uscire dall'inferno della prigionia, ma aderire al Regime fascista e tradire il giuramento di fedeltà al Re, o rimanere segregati rischiando ogni giorno la morte. Oltre 650.000 mantennero Fede al giuramento e i Militari Caduti nei Lager furono oltre 50.000 (78.000 secondo i dati della Croce Rossa Internazionale, compresi gli eccidi compiuti dai tedeschi dopo l'8 settembre). Un numero imprecisato di Reduci dei Campi, poi, dopo il rimpatrio per cause riconducibili agli stenti patiti e alle malattie contratte durante il periodo di prigionia. Finita la guerra, su questa immane tragedia, che in altri Paesi sarebbe stata ampiamente divulgata, calò per quasi cinquant'anni, un inspiegabile silenzio.

E' come se nella coscienza nazionale fosse avvenuta una sorta di rimozione dell'evento, anche se ben altre furono le motivazioni politiche e sociali che la determinarono. 
Dal dopoguerra, l'Associazione Nazionale Ex Internati ha intrapreso un'opera sistematica di ricerca e di raccolta di documenti e di testimonianze e oggi, è una delle poche Associazioni che cerca di mantenere viva la Memoria degli I.M.I. e di quei Valori che li sorressero durante la prigionia.
(Fonte: ANEI)



I LAGER 

Mappa dei Campi di concentramento e di sterminioNel Terzo Reich erano presenti centinaia Lager principali, ciascuno con decine Campi secondari. I lager suddivisi, tra le XXI Regioni Militari e il Governatorato generale, erano 'differenziati' e assolvevano a diverse 'funzioni' ed erano ripartiti in:
(clicca sulla mappa per ingrandire) 

 

 

 

 

 

  • Stalag o Stammlager: Lager per sottufficiali e truppa, controllati dalla Wehrmacht 
  • Oflag o Oflager o Offizierslager: Lager per ufficiali, controllati dalla Wehrmacht 
  • Dulag o Durchgangslager: Lager di transito, situati soprattutto nei Paesi occupati 
  • Lazarett: Lager ospedale;
  • Straflager: Lager di punizione alle dipendenze della Gestapo o delle SS;
  • Konzentrationszone K.Z.: Campi di sterminio alle dipendenze della Gestapo o delle SS.

A questi Lager vanno aggiunti i moltissimi Arbeits-Kommando nei quali gli Internati Militari e civili di tutte le nazionalità furono adibiti ai lavori forzati. In totale i luoghi interessati alla prigionia furono oltrediecimila.

La vita quotidiana nei campi di prigionia che era scandita da estenuanti 'appelli'. 
Durante queste adunate i Militari restavano in piedi per una/due ore, sempre all'aperto e con qualsiasi tempo. Perquisizioni e ruberie, poi, erano all'ordine del giorno.
La Fame, il freddo, la fatica e i maltrattamenti hanno accompagnato sempre la vita dei Militari italiani e anche la 'Morte' che veniva somministrata a 'dosi': un rancio al giorno, chiamato dai militari 'sbobba' che era composto da una brodaglia di rape e patate non sbucciate, 250-300 gr. di pane nero, un po' di margarina o di formaggio.
Ma la morte giungeva, spesso, all'improvviso anche per il colpo di fucile di una sentinella. 
Le Baracche, erano sempre sovraffollate e molti internati per carenza di posti erano costretti a dormire sul pavimento. 

La vita quotidiana viene proposta principalmente nelle immagini fotografiche o pittoriche degli Ufficiali, perché furono loro, principalmente, a permanere stabilmente nei Campi di Concentramento; infatti i Soldati furono da subito costretti al lavoro nelle miniere, nelle officine, nelle fabbriche naziste.

Dieci/quattordici ore di lavoro al giorno, sotto continua sorveglianza.
Quindi nel Lager rimasero solo per dormire, durante le poche ore notturne loro concesse.
Gli Ufficiali, invece, che non avevano occasioni per 'uscire' dai lager soffrirono di più la fame, i ricatti, i soprusi, la morte, ma rifiutarono in massa ogni lavoro, di prigionia.
Le immagini di un'umanità sofferente denunciano con forza l'ingiustizia della loro condizione di internati.
Sono volti di uomini costretti a consumarsi, ma non a perdere la propria dignità!
La fame degli internati nei Lager nazisti, è stata fame 'nera, che li ha perseguitati per tutta la detenzione!
Una fame che il litro di brodaglia nella quale galleggiavano poche bucce di verdura non saziava.

IL LAVORO COATTO.
Dopo l'accordo Hitler - Mussolini del 20 luglio 1944, anche gli Ufficiali furono avviati ai lavori forzati e tutti gli IMI, nonostante il loro reiterato rifiuto a collaborare, furono dichiarati unilateralmente lavoratori civili e come tali sottoposti al diretto controllo della Gestapo.


GLI IMI DECEDUTI

Internati Militari Italiani nel lagerNei Lager tedeschi ne morirono oltre 50.000. 25.000 circa, per inedia e malattie; 5000 circa furono uccisi;  3000 circa, furono vittime dei bombardamenti aerei; 10.000, tra i militari costretti al lavoro obbligatorio perirono per varie cause (incidenti, malattie, fame, percosse ecc.); 7.000 morirono sul Fronte Orientale fra gli IMI inquadrati nei Battaglioni militarizzati al seguito dell'Esercito tedesco per lo sgombero delle macerie o per la realizzazione di fortificazioni.

A questi Caduti si deve aggiungere un numero altissimo di decessi, che non è possibile precisare, di malati che dopo il rientro in Italia morirono in conseguenza e per effetto della loro permanenza nei Lager.
Se agli I.M.I. non è toccata una sorte peggiore, con un maggior numero di Caduti, si deve alla necessità del Reich di avere manodopera per sostituire decine migliaia di lavoratori tedeschi rendendoli disponibili all'arruolamento. 

L'attività dei Cappellani militari, che condivisero il calvario degli I.M.I. all'interno dei Lager, fu di importanza fondamentale.
La frequente realizzazione di immagini sacre con mezzi di fortuna, l'addobbo ingegnoso di locali adibiti a Cappella, sono la testimonianza di un profondo sentimento religioso.
Il sostegno fornito dai Sacerdoti, anche di tipo materiale, fu per molti fondamentale. 

 

IL RITORNO DEGLI IMI

imi-immagine-2

I prigionieri che rientravano dalla Germania incarnavano la disfatta dell'8 settembre, che dagli Italiani non era stata ancora del tutto superata.
Il tanto agognato ritorno in patria degli ex internati italiani fu dunque percepito a volte come l'arrivo in un paese straniero.
Le privazioni sofferte durante la detenzione sembrarono agli ex IMI ancora più insensate alla luce del degrado sociale che erano costretti ora a sperimentare.
Ciò che reduci trovavano particolarmente offensivo erano lo scetticismo e il sospetto di collaborazionismo che spesso, benché sottaciuto, serpeggiava in ambito privato (estratto dal Rapporto del luglio 2012 della Commissione storica italo-tedesca, insediata dai Ministri degli Affari Esteri di Italia e Germania nel 2009).


LA MEMORIA OGGI

Disegno fatto da un militare nel lager
Il Ricordo degli IMI oggi è conservata e divulgata dall'Associazione Nazionale Ex Internati che ha promosso, organizzato e allestito una Mostra.
L'Associazione Nazionale ex Internati (A.N.E.I.) riconosciuta come Ente morale con il DPR 2 aprile 1948 n.403 è stata costituita dai sopravvissuti Reduci Militari internati nei Lager nazisti.
Gli internati, tra i prigionieri italiani della Seconda Guerra Mondiale, sono quelli che, deportati dopo l'8 settembre 1943, si rifiutarono di collaborare prima con le formazioni germaniche della Wehrmacht e delle SS, e poi, dopo il risorto Stato fascista: la Repubblica Sociale italiana.
Lo scopo dell'Associazione, che nel 1948 contava oltre 300.000 Soci, originariamente era quello di: assistere moralmente e materialmente tutti coloro che, civili e militari, furono internati nella Germania o altrove dopo l'8 settembre 1943 ad opera delle autorità tedesche o fasciste, contribuendo con il loro sacrificio alla lotta della Resistenza per i fini ideali della rinascita di un'Italia libera.
L'altra finalità è la conservazione e la trasmissione della Memoria di questo periodo oscuro e tragico della storia d'Italia.
L'A.N.E.I. è nata come Federazione e nel corso degli anni ha avuto un capillare sviluppo con Federazioni provinciali e Sezioni comunali che si sono irradiate su tutto il territorio nazionale.
Per iniziativa delle Federazioni e Sezioni locali sono stati eretti monumenti o posizionate lapidi alla Memoria degli ex Internati deceduti nei Lager, che vengono annualmente commemorati.
Per volontà degli associati, è stato costituito a Padova il Museo Nazionale dell'Internamento, gestito dalla Federazione provinciale di Padova, che raccoglie i cimeli e le memorie dell'internamento; il Museo unico nel suo genere in Italia è visitato ogni anno da migliaia di studenti e cittadini.
Annualmente, sempre a Padova, a fine settembre, con la partecipazione delle Autorità civili e militari, si commemora la Memoria dei Caduti nei Lager con una solenne Cerimonia di risonanza nazionale, di fronte Tempio Nazionale dell'Internato Ignoto.

Il Tempio Nazionale dell’Internato Ignoto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Tempio Nazionale dell'Internato Ignoto - Museo

 

 

  


Ciò che ricordano i militari italiani internati in Germania (film)

Internati Militari Italiani nel lager

È l’8 Settembre 1943 quando il Maresciallo Badoglio annuncia l’armistizio fra l’Italia e le Forze Alleate; la guerra sembra finita, ma per molti italiani quel momento segna l’inizio di un nuovo capitolo tragico della loro vita.

Nel 1943 sono 640 mila i soldati italiani che stanno combattendo in giro per l’Europa; da un giorno all’altro vedono ribaltato quello che per loro era l’ordine delle cose. Gli alleati diventano nemici e i nemici si trasformano in alleati. L’esercito tedesco riceve l’ordine di disarmarli e li pone davanti ad una scelta: continuare a combattere al fianco del Terzo Reich o essere trasferiti nei campi di detenzione in Germania come lavoratori. Continuare a combattere significa ricevere un trattamento da soldato, rifiutare invece è una condanna alla schiavitù.
Solo il dieci percento accetta di essere arruolato, il resto di questa moltitudine si trasforma in resistenza: il loro no è un rifiuto alla dittatura e alla prosecuzione della guerra.
Per loro iniziano due anni di stenti, privazioni, fame e lavoro massacrante con la morte come unica possibilità di fuga: sono diventati IMI (Italienische Militär-Internierte – Internati militari Italiani), una sigla che li ha trasformati in oggetti da utilizzare ai quali non viene applicata la convenzione di Ginevra. Non sono prigionieri di guerra, non hanno diritto a ricevere aiuti e visite dalla Croce Rossa ma sono solo una serie di numeri, costretti a lavorare dalla Germania nazista e disprezzati dai loro ex alleati come traditori e vigliacchi.
Il film “24 e 1 – Prigionieri resistenti. Racconti di militari italiani internati in Germania” ci ricorda che non è mai troppo tardi per raccontare una storia: 24 testimonianze di internati più una, quella di Daniela Jannace, voce narrante e nata dopo di loro. 24 persone che ricordano dopo anni i loro giorni da prigionieri, mai risarciti dallo stato tedesco per il lavoro fornito.
Thomas Radigk, regista tedesco del film, ha voluto dare a queste 24 persone la possibilità di ricordare e di raccontare a chi vede quello che è successo agli IMI; l’idea gli è venuta parlando con un suo caro amico di Roma, anch’egli internato in Germania ai tempi della seconda guerra mondiale.
Il film, un’unione amichevole tra Italia e Germania anche nella produzione e realizzazione, è stato presentato a Berlino grazie alla collaborazione tra la Società Dante Alighieri (nella cui sede è avvenuta la proiezione), il ComitEs (Comitato degli italiani all’estero, rappresentato per l’occasione dalla Presidente Simonetta Donà) e il giornalista Guido Ambrosino, portavoce in Germania dell’ANRP (Associazione Nazionale Reduci Prigionia).
Per il momento, purtroppo, il film non ha distribuzione né in Germania né in Italia, ma varrebbe sicuramente la pena che entrasse a far parte almeno delle proiezioni che si fanno nelle scuole (sia tedesche che italiane) per raccontare con esperienze di vita le vicende di questi uomini, spesso dimenticate o raccontate velocemente tra le righe dei comuni manuali scolastici di storia. Unita a questo documento visivo c’è l’esperienza fisica del ricordo, che ogni anno ad Aprile viene ripetuta dai sopravvissuti con una cerimonia a Treuenbrietzen (nei pressi di Berlino), dove nel 1945 furono uccisi 127 militari italiani, “colpevoli” di essere traditori badogliani agli occhi dell’esercito tedesco.
Sia il ComitEs che le comunità locali tedesche sono sempre disponibili e in prima fila per promuovere a sviluppare l’organizzazione di queste iniziative: gli internati italiani sopravvissuti sono sempre meno ogni anno che passa, cosa rimarrà del ricordo quando se ne saranno tutti andati? Il racconto di quegli anni deve rimanere sempre vivo perché, come dice Daniela Jannace nel film di Radigk, “dimenticare è ferire un’altra volta”. E gli IMI di ferite aperte con cui fare i conti ne hanno già avute fin troppe.

 

(Fonte Berlino Magazine: https://berlinocacioepepemagazine.com/il-film-24-e-1/)


Elenco IMI Milanesi cimitero Maggiore - Musocco MilanoElenco degli internati militari milanesi caduti nei lager nazisti ricordati nel campo 64 del cimitero Maggiore - Musocco a Milano

icona pdf-32