I Fumetti della Resistenza

Copertina
16 giovani illustratori
per 8 giovani partigiani

Prima pagina :: Lettere dei resistenti :: Jenide Russo: Le lettere scritte da Fossoli

Fossoli, 11 maggio 1944

Mammina amatissima, tu non potrai mai sapere e immaginare la gioia e la felicità che ho provatoieri nel vederti. Oh che felicità il Signore mi ha concesso! Quando mi hanno chiamata per dirmi che eri tu, non ci credevo, non potevo credere che tu respirassi l’aria che respiravo io! Sono corsa come una pazza e quando ti ho visto il cuore mi si spezzava dalla gioia. Credevo che nelle lettere che mi scrivevate non mi dicevate la verità e che tu eri ammalata. Invece ti ho vista e stai bene. Figurati che gridavo a tutti la mia contentezza. Insomma, nessuno può immaginare la mia felicità. Mi dispiace tanto che non mi hanno chiamato ieri mattina, ma ci sono diversi Russo e probabilmente c’è stata qualche difficoltà. Mi è bastato di vederti per cinque minuti. So che tu stai bene ed altro non m’importa, anche se dovessi rimanere qui per un tempo indeterminato. Sono contenta che anche le mie sorelle stanno bene e che Sergio è molto bravo a scuola; digli, a nome mio, di continuare sempre così e di scrivermi, qualche volta. Avrei tanto desiderio di vedere anche le mie sorelle; se potete, non negatemi questo mio desiderio. Ti ringrazio infinitamente per il pacco che mi hai mandato e ti prego, cara mamma, di non spendere tanti soldi per me; mi rimorderebbe la coscienza se sapessi che voi siete senza per me. Maria, ti ringrazio del golf; te ne sei privata tu. In quanto al vestito, mi ricorda casa nostra e ciò mi fa tanto piacere. Insomma, vi ringrazio di tutto quello che fate per me e, soprattutto, mamma, per essere venuta a trovarmi: questa è la cosa più bella accadutami negli ultimi tre mesi. Sento che mia cognata viene sempre a trovarvi e questo mi fa tanto piacere. Quando viene, salutala tanto tanto e baciala, da parte mia. Salutami tutti quelli che domandano di me, bacia i miei cugini.
E ora ti racconto come sono stata arrestata. Sono partita alle 8,30 di casa, ti ricordi ? Sono andata a prendere delle cose e poi sono andata a portarle a destinazione. Intanto che davo la roba, mi sono sentita dietro otto persone con rivoltelle spianate; mi hanno perquisita. Poi mi hanno portata in macchina fino a Monza, e li mi hanno interrogata. Siccome non volevo parlare con le buone, allora hanno cominciato con nerbate e schiaffi (non spaventarti). Mi hanno rotto una mascella (ora è di nuovo a posto). Il mio corpo era pieno di lividi per le bastonate; però non hanno avuto la soddisfazione di vedermi gridare, piangere e tanto meno parlare.
Quello che più mi preoccupava era il fatto che volevano venire a casa a perquisire. Sono stata per cinque giorni a Monza, in isolamento in una cella, quasi senza mangiare e con un freddo da cani. Venivo disturbata tutti i giorni, perché volevano che io parlassi. Ma io ero più dura di lo ro e non parlavo (nel pacco avevo dinamite). Poi mi hanno portata a San Vittore. Non spaventarti per quello che sto per dirti: ero destinata alla fucilazione, ma invece tutto è andato per il meglio e il più è passato. Ora sto benissimo
e sono in buona compagnia. Scusatemi se forse vi rattristo con questo mio racconto, ma volevo dirvi quello che mi era successo. A San Vittore stavo bene, non mi mancava niente e qui sto ancora meglio. Di’ pure che ho mantenuto la parola di non parlare; credo che saranno tutti contenti di me. Ora che la mamma mi ha visto credo che sarà soddisfatta, vero? Di’ad Aldina di scrivermi sempre e di darmi qualche notizia in merito a Renato. Ti prego di salutarmi tutti e, quando hai letto questa mia, ti raccomando tanti bacioni grossi grossi.
Jenide

Fossoli, 7 giugno 1944

Carissima Suor Radegonda, mi permetto di mandarle i miei più cari saluti. Mi meraviglio perché non ha risposto ad una cartolina che le scrissi la prima settimana che arrivai qui. Io sto bene, come pure la mia compagna e così spero di lei e delle sue sorelle. Spero che nelle sue preghiere si ricordi di me, anche se ne sono sicura e la ringrazio. Vorrei tanto sapere se la Ida e la Clara sono state scarcerate. Le sarò grata se vorrà rispondere a questa mia. Le rendo noto che ho potuto vedere mia madre e mia sorella. E di questo posso ringraziare il nostro Signore Iddio. Lei non può immaginare come sono contenta ora che ho visto i miei e che ricevo posta. Vuole essere così gentile da salutarmi tutte le compagne che sono rimaste? Gianna, Carlotta, Luisella. Abbiamo visto arrivare il mese scorso la Vittorina e, dopo due giorni, è partita con un convoglio di ebrei; chissà dove saranno ora! Salutatemi e ricordatemi alla Madre Superiora e a tutte le sue sorelle. Ha poi trovato una mia sostituta nel lavare? Forse più brava di me, vero? Io mi ricordo sempre di lei e sempre la ricorderò. In attesa di una sua risposta permettete che le mandi un grosso bacio. Tanti auguri e pregate per me.
Jenide Russo
Salutatemi tutti

Fossoli, 21 giugno 1944

Carissimo Renato, sono passati parecchi giorni, ma ancora non ho ricevuto tue nuove, come mai? Non credo che tu mi abbia dimenticato. E siccome non so quando potrò vederti, ti prego di scrivermi una lettera, perché così partendo per ignota destinazione avrò un tuo ricordo. Renato, ieri sono partiti più di 1000 uomini per la Germania e noi siamo qui in attesa. È per noi un’agonia non saper niente. Ogni giorno ci sono adunate. Devi sapere che abbiamo i nervi tesi e che si sta male solo al pensiero di lasciare la nostra cara Italia. Perciò ti prego: se non mi hai ancora scritto, scrivimi subito! Ho saputo che domenica sei andato a Musocco con le mie sorelle a trovare Gabriele. Sulla pietra che nome c’è? Non credo che sia con il suo vero nome. Hai mandato Maria a Bologna. Sarà un compito nostro avvisare la sua famiglia. Quando verrò a casa andrò io se non ci sarà ancora andato nessuno.
Certo sua madre non lo verrà mai a sapere perché ne morrebbe. Invece sua sorella mi ha detto di riferire qualsiasi cosa. Renato, quello che mi preoccupa è di saperti sempre in pericolo. Non potrai tanto uscire di casa. Cerca di stare in guardia. Io ti penso sempre e sempre ti ricordo, con la speranza di essere ricordata anch’io da te. Quanto mi piacerebbe tornare a casa e stare un po’a chiacchierare con te ed Aldina. Spesse volte mi viene la nostalgia di casa tua. Ricordo i giorni lieti passati con te e anche però le belle sgridate che mi facevi. Qui i tuoi compagni mi dicono che sono un buon elemento e questo per me significa molto. Tu mi dicevi che non bisogna mai dire niente alle donne; ma dovevi sapere a che donna parlavi. Tu certo non lo sapevi. Ad ogni modo quando verrò a casa ne riparleremo.
Ti mando tanti, tanti grossi bacioni, in attesa di ricevere tue notizie. Salutami i tuoi fratelli, un bacio ad Adelina, uno a Luciano e uno grosso a te.
Tua Jenide

Fossoli, 1 agosto ‘44

Carissima mammina, mancano poche ore alla partenza.
Io parto per la Germania come già ti ho riferito nelle lettere che riceverai. E ora siamo agli sgoccioli. Non preoccuparti: vedrai che non mi succederà niente di grave. Non pensarci; state allegri e speriamo che tutto finisca presto, per poter ritornare presto tra di voi. Io vi ricorderò sempre, ovunque andrò, con la tua benedizione, cara mamma. Ricordati sempre e prega sempre per me. Appena mi sarà possibile ti scriverò e ti farò sapere mie notizie. Ti raccomando di non piangere e di non disperarti. Senti, mamma, non sgridarmi e non farti una cattiva opinione di me. Guarda che ho fatto un errorino. Ero a casa e non avevo soldi e siccome ne avevo bisogno ho impegnato la mia borsina rosa e un lenzuolo. Le polizze sono nel secondo cassetto nel pacco di lettere di Franco. Non volevo dirtelo, ma siccome parto, mi spiacerebbe perdere questi oggetti. Se non dovessi ritornare ne potranno godere le mie sorelle.
Vi abbraccio forte forte e vi bacio tanto tanto. Scusatemi tanto e baciatemi Renato e ditegli che gli vorrò sempre tanto bene.
Jenide


 

Campo di Fossoli

 

Il campo di Fossoli nacque come campo di prigionia situato nell'omonima località dell'Emilia-Romagna, allestito dagli italiani nel 1942. Fu successivamente utilizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e quindi direttamente dalle SS come principale campo di concentramento e transito (in lingua tedesca: Polizei- und Durchgangslager) per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici. Nel dopoguerra, vi furono internati prigionieri dello sconfitto regime, fu inoltre usato per campo profughi e fu in esso che mosse i primi passi la comunità di Nomadelfia.

Campo di Fossoli