Dina Croce - Presidentessa onoraria della nostra sezione

Dina Croce è del 1922. Il suo nome di battaglia era “Dina”ed era staffetta del Comando generale regionale del C.L.N., anche lei nell’88.ma Casotti e poi nella Divisione Gramsci.

Lei è una donnina dolcissima, difficile immaginarla, in condizioni così diverse da quelle di oggi, a confrontarsi con momenti della sua vita che tutto esigevano fuorché la dolcezza. Dina è una donna ancora molto sveglia e dal volto ancora fresco, in alcune espressioni addirittura sbarazzino! Ci ha raccontato di un episodio in cui si prese uno spavento mica da poco. Era stata incaricata di trasportare delle radiotrasmittenti e, avvistato da lontano un gruppo di fascisti, sentì come la premonizione che sarebbe stata fermata. E così fu.
Lei si fermò, non prima di aver toccato, per farsi forza, un crocifisso che teneva sempre nella cesta della bicicletta. I fascisti le chiesero di aprire le borse che trasportava. Lei cominciò a prender tempo, tergiversando. Fino al momento in cui sopraggiunse un camion che attirò l’attenzione delle camicie nere. In un decimo di secondo decise che non poteva far altro che scappare, e scappò con tutto il fiato che aveva in corpo, pedalando così velocemente da non riuscire a distinguere il terreno sotto le ruote della sua bicicletta. Furono così sorpresi che, lei immagina, forse non riuscirono neanche a trovare la prontezza per inseguirla. Riuscì a sparire, a riposarsi da quello sforzo in un luogo sicuro, prima di portare a termine la propria missione.
(Fonte: AURORA – n. 10 – Anno II – settembre 2009 - Nell'’Oltrepò Pavese 65 anni dopo - di Titti Benvenuto (Presidente ANPI Milano Lambrate-Ortica)

In casa non si parlava di politica
Dina ricorda la sua infanzia felice in un paese della provincia di Pavia (Santa Giuletta). Anche se in famiglia non si parlava di politica, ricorda un episodio in cui suo padre fu preso da casa e picchiato perché difese un antifascista.
Il soldato Russo
Racconto della diserzione di un soldato Russo costretto dai Tedeschi ad eseguire rastrellamenti lungo la via Emilia a danno della popolazione locale. Esso sottrae armi preziose prima di unirsi ai Partigiani dai quali viene accompagnato da Dina dopo un'opera di convincimento
Convincere il nemico
Dina racconta di come riuscì a convincere alcuni soldati della Divisione Monte Rosa impegnati in rastrellamenti ad unirsi alla Resistenza facendogli comprendere la follia di una guerra fratricida per un'occupante straniero sull'orlo della sconfitta.
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