La messa dell'uomo disarmato di Don Luisito Bianchi

copertina-la-messacopertina-la-messa«La guerra scoppiò quando il frumento cominciava ad avvolgersi della sua veste di grazia e le ultime more sui gelsi morivano di troppa dolcezza. Tutta la gente del paese doveva essere presente in piazza davanti al municipio, sul cui balcone il podestà aveva acceso la radio a tutto volume. Toni non c’era, e nemmeno il fabbro, il professore, l’arciprete e Rondine, il nostro martire. Io c’ero. Dovevo rappresentare anche mio padre; due erano troppi, ma uno era necessario, mi aveva detto.»
Primavera del 1940: Franco lascia il monastero benedettino in cui era novizio e torna alla cascina dei genitori, La Campanella. Ha deciso: farà il contadino. L’Italia entra in guerra e Piero, suo fratello, è inviato come ufficiale medico in Grecia. Rientrerà pochi mesi dopo con i piedi semicongelati mentre altri giovani partiranno per la campagna di Russia. Franco è voce narrante di una vicenda corale, che fa perno sulla Campanella per includere la vita dell’intero paese – mai nominato ma collocato nella piana padana – un concentrato microcosmico dell’Italia rurale di allora: i contadini e gli ambulanti, le operaie della filanda, un misterioso professore in odore di socialismo, il maresciallo dei carabinieri, il segretario del fascio, l’arciprete.

L’8 settembre 1943 segna un momento di svolta nella vita di tutti: l’occupazione nazista spinge a compiere delle scelte, per alcuni radicali. Sullo sfondo di una potente “poetica della terra”, si impone il racconto della lotta di Resistenza, sulle montagne, di diverse bande partigiane: la storia di Lupo e di Balilla, di Piero e di Rondine, del Capitano e di Stalino, di Sbrinz. I resistenti trovano sostegno pratico e spirituale nei monaci del monastero in cui Franco è stato novizio: Dom Benedetto segue in montagna le bande, disarmato, abitato da dubbi laceranti ma ancor più da un urgente sentimento di fraternità; l’Abate mette a repentaglio la vita per proteggere i partigiani che gli si sono affidati. Anche Franco, e con lui quanti sono rimasti alla Campanella e nel paese, fanno la loro parte: la Grande Storia si chiude nella piccola storia. Il racconto, scandito dalle stagioni della terra, si avvia al termine seguendo negli anni la vita dei protagonisti fino a quando il senso di avvenimenti tanto grandi sarà finalmente a loro chiaro.

La messa dell’uomo disarmato è un romanzo di altissimo valore letterario e civile, in cui batte qualcosa che interroga la nostra più sincera umanità.

icona pdfMonografia di Luigi Preziosi sul  "La Messa dell'uomo disarmato" (180 Kb)

La storia di questo libro
Circolato in edizione autoprodotta e autofinanziata tra il 1989 e il 1995, questo romanzo è già stato a suo modo un best seller, al di fuori del consueto mercato librario, diffondendosi “di mano in mano, da amicizia ad amicizia”.
L’editore Sironi si è imbattuto in quest’opera straordinaria e in Luisito Bianchi. Ne è nata una reciproca elezione, grazie alla quale il romanzo viene ora reso disponibile a un più vasto pubblico.

Don Luisito BianchiLuisito Bianchi (nato a Vescovato nel 1927, deceduto il 5 gennaio 2012 a San Giuliano Milanese (MI)). Era  sacerdote dal 1950. È stato insegnante e traduttore ma anche operaio, benzinaio e inserviente d’ospedale. Svolgeva funzione di cappellano presso il monastero di Viboldone (Milano). Ha pubblicato: Salariati (1968), Gratuità tra cronaca e storia (1982), Dittico vescovatino (2001), Simon mago (2002), Dialogo sulla gratuità (2004) e Monologo partigiano (2004). Con Sironi ha pubblicato Come un atomo sulla bilancia (2005), I miei amici-Diari (2008) e La messa dell’uomo disarmato (2002), il suo grande romanzo sulla Resistenza, elogiato da critica e pubblico.

Hanno detto di lui: «Un punto di riferimento per chi ama la letteratura, per i critici e per i lettori che hanno trovato nei libri di questo autore un seme di verità, una parola vera e necessaria» (Avvenire); «Un autore di densissimo spessore umano e spirituale» (La Stampa); «Don Luisito Bianchi è sempre stato ed è un prete "scomodo", di quelli pronti a mettersi in gioco» (L’Unità).
(fonte: Sironi editore)

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